La canzone “Mein Herz Brent" dei Rammestein apre brutalmente la scena iniziale del film. Una ragazza corre per le strade di una città con il volto tumefatto, gli occhi sofferti e angosciati, spaesata in una metropoli grigiastra, chiassosa e fastidiosa. Gli uomini che la abitano sono dentro le loro macchine, travolti dalla velocità e dal rumore, sordi al grido sofferente di quella ragazza che intanto giunge su un ponte sopra un'autostrada e fissa il precipizio. Forse per buttarsi e farla finita? Con questa potente sequenza di apertura si apre l'opera di Lukas Moodysson (chi non lo conoscerà per il pluripremiato e straordinario Fucking Amal), che ci condurrà in un lungo viaggio, non solo per conoscere, ma soprattutto per immergere il nostro sguardo in quel 'grido' d'aiuto. Lilja ha 16 anni e vive in un povero e desolato sobborgo dell'ex Unione Sovietica, sua madre, un’ex prostituta, dopo aver conosciuto attraverso un'agenzia di incontri un uomo russo, deciderà di partire con lui negli Stati Uniti, promettendo a Lilja che le permetterà di raggiungerla dopo qualche mese. Ma questo abbandono temporaneo lascerà presto spazio al peggio. La zia di Lilja, per motivi economici, la scaccerà dalla sua casa costringendola a trasferirsi in un appartamento squallido. Motivi che si riveleranno ben presto menzogne, quando Lilja scoprirà che la donna si è trasferita nella sua casa. Lilja è troppo inesperta per affrontare le grandi responsabilità che le sono state imposte dagli adulti, e per difendersi dalle ingiustizie che le vengono inflitte continuamente. Rimarrà inerme, ferita, vulnerabile e rassegnata al suo crudele destino. Senza la protezione di alcun adulto, diventa facilmente il capro espiatorio per tutti gli abitanti della provincia. Così, la sua amica, dopo essersi prostituita per guadagnare una somma di denaro, cercherà di giustificarsi dalle accuse del padre, dando la colpa a Lilja, sostenendo che quei soldi erano un regalo di lei, ottenuti prostituendosi. La situazione peggiorerà quando i ragazzi del quartiere inizieranno a usare Lilja per soddisfare i loro più bassi istinti sessuali, proprio quei ragazzi che, solo poche settimane prima, si divertivano a sputarle addosso dal balcone di casa, chiamandola "prostituta" per allontanarla dal quartiere.
Accanto a Lilja c'è solo il piccolo Volodia, anche lui emarginato e senza famiglia, che diventerà il suo amico fedele quando lo salverà dal suo primo tentativo di suicidio. In questo contesto, c’è da sottolineare i meriti di una regia poetica e delicata capace di tessere un legame profondo tra i due attori. Nel film questo rapporto assumerà un valore fondamentale, rappresentando l’unico rapporto autentico in grado di proiettare una speranza per il futuro dei due ragazzi. Successivamente, Lilja incontrerà un ragazzo di nome Andrei, che la persuaderà a trasferirsi in Svezia per motivi di lavoro. Volodia, spinto dalla gelosia, è convinto che Andrei intenda approfittare di lei, ma Lilja non gli darà ascolto. Tuttavia, una volta giunta in Svezia, scoprirà amaramente che le previsioni di Volodia erano fondate: verrà venduta come schiava sessuale. Questa volta, rimarrà completamente sola, rinchiusa in un appartamento dove un uomo la farà uscire soltanto per costringerla a prestazioni sessuali con clienti di ogni età. Ad ogni suo tentativo di fuga l'uomo la picchierà e minaccerà: «La polizia ti riporterà in Russia, lì ho degli amici che ti uccideranno». Si susseguiranno diverse scene, una più disturbante dell'altra, dove tutte le inquadrature degli abusi sessuali sono riprese in soggettiva (il regista dichiarerà che il cameraman del film ha avuto persino delle ripercussioni psicologiche girandole). La violenza sistematica che circonda Lilja diventa così insopportabile che le provoca un processo di dissociazione profonda. La sua mente si isola dalla realtà e comincia a vedere l'enigmatica immagine del piccolo Volodia, raffigurato con ali, che assume il ruolo di angelo custode. Questa apparizione onirica non rappresenta soltanto una fuga dalla sofferenza, ma diventa il simbolo di una speranza interiore, un faro in grado di confortarla e guidarla durante la sua prigionia. Lilja riuscirà a scappare dall'appartamento grazie al suo aiuto, ma si perderà tra le strade della città straniera, viaggiando senza meta fin quando non noterà una macchina della polizia. A questo punto, come un deja-vu violento, ci viene ripresentata la scena introduttiva del film: Lilja è terrorizzata e corre smarrita per la metropoli, la fotografia curata da Ulf Brantås si tinge di tonalità più cupe e il brano "Mein Herz Brent" dei Rammstein acquisisce un'intensità cinematografica rara. È come se fossimo lì e stessimo guardando il mondo attraverso gli occhi di Lilja. Difficile trattenere le lacrime. Lascio a voi l'esito della sua storia, che è ispirata alla vita di Dangoule Rasalaite.
dalla tua rece sembra parecchio interessante.
RispondiEliminaio che non amo Moodysson, forse con questo è la volta buona che mi ricredo.
visto parecchio tempo fa
RispondiEliminaun film durissimo ma anche una piccola perla
(ancora meglio secondo me è però il da te citato "fucking amal", mio film supercult)
Einzige: non so quali altri film di Moodysson hai visto, comunque questo secondo me è il migliore.
RispondiEliminaMarco: "Fucking amal" mi è piaciuto tantissimo, il tema dell'omosessualità è trattato meglio di tanti altri film sul genere.
Sono due film diversissimi, è difficilissimo fare una scelta razionale, infatti se dico che "Lilja 4-ever" è migliore è sicuramente per una questione di emotività.